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Mantova-piazza-sordello

Ha riaperto al pubblico il Museo delle Armi “Fosco Baboni” allestito nella nella Torre Civica. Il museo è visitabile la domenica mattina dalle ore 9 alle ore 12 o su prenotazione. Oltre alle collezioni già presenti, fino a fine novembre, ospita una nuova esposizione temporanea con fucili da caccia usati dalla povera gente nei periodi di grande difficoltà: “Briganti, bracconieri e poveri diavoli”.

Un passo indietro nella storia, quando la povertà era la norma per una gran parte della gente che popolava le nostre campagne e riuscire a mettere in tavola abbastanza cibo per tutta la famiglia era un esercizio non da poco…

Un tempo, nelle zone della “bassa” erano frequenti le guerre, che vedevano il passaggio di eserciti di tutti i generi: francesi, austriaci, piemontesi ed in alcuni casi toscani, papalini e pure napoletani. Più vicino a noi, tedeschi, inglesi ed americani… Questo, per il territorio, significava prelievi forzosi di grano, fieno, derrate alimentari ed animali per rifornire le truppe. Per gli abitanti era invece povertà, sacrificio e fame.

Vi era chi reagiva alla situazione, pochi per fortuna, dandosi ai furti, trovando difficilmente la possibilità di fare dei ricchi bottini, le cronache parlano di polli, maiali, lenzuola o botti di vino come il massimo a cui si poteva mirare presentandosi nella cascine con in mano un coltellaccio o un minaccioso trombone. Altri cercavano, più modestamente, di arrangiarsi come potevano, recuperando dai campi di battaglia tutto quello che poteva essere riutilizzato ai fini della sopravvivenza ed in molti casi il bottino più cospicuo era costituito dalle armi lasciate dai combattenti.

Questa mostra vuole presentare uno degli aspetti derivanti da queste situazioni, esponendo al pubblico le armi, trasformate alla bell’e meglio in strumenti adatti alla caccia dopo essere state recuperate sui campi di battaglia nel periodo storico che va dal Risorgimento sino alla Seconda Guerra Mondiale. Questi reperti, disdegnati dai collezionisti e tenuti in scarsa o nulla considerazione, sono invece lo specchio di un’epoca che è finita forse non più di 50 anni fa. Buona parte delle armi in mostra sono state salvate dalla distruzione ed acquisite dal Museo F. Baboni in questi ultimi anni. Per usarle per scopi di caccia sono state profondamente trasformate al punto da rendere difficile capire da quale modello originale derivino. Per questo, nelle teche, quando è stato possibile, si è posto al loro fianco anche l’esemplare di fucile nelle condizioni “originali” .

Tra i pezzi più significativi sono da notare un trombone “scavezzo” (col calcio pieghevole, incernierato per meglio nasconderlo sotto al tabarro) della seconda metà del ‘700 ed un Mauser del 1940 adattato per cacciare… i passeri.

Al museo si accede salendo la scala della Torre Civica, ampia fino al primo piano. La rampa poi si restringe e conduce ad una piccola galleria di quadri di pittori locali; proseguendo attraverso una scala di legno si giunge al terzo piano ove sono situate le vetrinette contenenti le armi bianche e infine al quarto, ove sono custodite le armi da fuoco.

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Il Museo di Armi Antiche è ospitato negli ultimi due piani dell’antica Torre Civica del paese che risale al novecento. La raccolta di armi antiche e di oggetti ad essa attinenti è frutto di un lascito al Comune nel 1987 da parte di Fosco Baboni, appassionato non solo di armi ma di tutto quanto ha a che vedere con il settore; quindi accanto ad armi del periodo risorgimentale italiano si trovano anche pezzi del XVI secolo, armi esotiche, oggetti provenienti dall’America latina o cimeli della prima guerra mondiale.

La collezione comprende complessivamente 125 pezzi così suddivisi: 61 armi bianche, 34 armi da fuoco, 30 pezzi attinenti, tutti catalogati e schedati.
Il campo di interesse di Fosco Baboni è stato, appunto, quello delle armi antiche, una branca del collezionismo alla quale tanti si dedicano e che è oggetto di continui ed attenti studi e ricerche, oggi anche a livello universitario. La raccolta Baboni è assai eterogenea e denota che in colui che la costituì non vi era una particolare specializzazione nell’ampio settore delle armi, ma un interesse che si estendeva, di fatto, su tutto il detto settore e su quanto con esso ha a che vedere.

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