CONDIVIDI

Chi comanda sta fuori.

Il carisma lo accentui se stai fuori.

Questo è il sottotesto della politica italiana degli anni 10.

Fuori si sta meglio, si comanda e, se si prendono dei granchi, la colpa è di quanti stanno dentro.

Dentro dove? Dentro al Parlamento.

No, non sono parole dal sen fuggite. È la pura e semplice lettura della situazione odierna, sedimentatasi nel corso degli anni.

Chi comanda sta fuori dal Parlamento italiano. È un dato di fatto.

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, forse lo vedremo seduto sugli scranni riservati ai senatori il prossimo anno, se si candiderà nel collegio di Arezzo, come ha ipotizzato egli stesso. Nel frattempo continua a viaggiare sul treno che lo porta in visita a tutte le città italiane come leader indiscusso dei democratici. E questo ruolo lo ha ricoperto anche nel recente passato, quando era ancora più induscusso.

Silvio Berlusconi, suo malgrado, non è più parlamentare, ne cavaliere ma questo non impedisce che egli eserciti un notevole influsso (eufemismo voluto) sul destino di Forza Italia.

Il partito più “locale” di tutti ha il proprio leader che siede si in parlamento, ma quello europeo! Matteo Salvini ha rivoluzionato e rinnovato la Lega Nord (si può ancora chiamare così?) operando a Bruxelles e frequentando pochissimo i palazzi romani, una volta tanto vituperati.

Fuori dal Parlamento anche il deus ex machina del movimento 5 stelle, Beppe Grillo. Così pure il suo teorico di riferimento, la buonanima di Roberto Casaleggio, a cui ha lasciato in eredità la gestione movimentista.

Anche l’ultima formazione, ultima in ordine di tempo, ha “la testa” fuori dal Parlamento. Art 1 Mdp ha in D’alema il suo riferimento che, a causa della rottamazione renziana, non occupa seggi.

Chi comanda sta fuori. E visto come sta andando continuerà a star fuori.

Comandando. Sempre comandando

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.