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Certe cose succedono solo in Italia.

Situazioni talmente imbarazzanti che a raccontarle ci si vergogna un po’.

Eventi che non si capisce se sono stati ricercati o nati dal caso o dall’anagramma di quest’ultimo termine, e cioè dal caos.

Quanto successo ha come location la Basilica della Santissima Annunziata, a Paestum, dove ha fatto tappa la Freccia Bianca con il suo viaggiatore più illustre, quel Matteo Renzi che tanto fa sognare l’elettorato del centro-destra.

Sceso dalla carrozza fa un sacco di selfie e stringe le numerose mani, fra cui quelli illustri del governatore della Campania (ma alcuni lo vorrebbero del mondo) Vincenzo de Luca e del di lui figlio Piero, membro della segreteria regionale dem.

Si dirigono tutti quanti verso il luogo dove è fissato il comizio: la succitata Basilica.

Con alle spalle l’altare l’ex Primo Ministro ha raccontato del suo tour, ha ricordato i gloriosi giorni al Chigi Palace, ha elogiato l’ex Sindaco di Salerno, attuale governatore ed ha attaccato il Movimento 5 stelle.

Ha fatto il suo dovere, insomma.

A non aver fatto il proprio dovere, secondo il parere di Edmondo Cirielli, parlamentare di Fratelli d’Italia, sarebbe stato il Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, Monsignor Ciro Miniero, che avrebbe dato l’autorizzazione all’uso della Basilica.

Il parroco della Basilica, don Johnny Kaitharath, si è sentito in dovere di rilasciare la seguente dichiarazione: “Né il Vescovo né io eravamo a conoscenza della visita di Renzi. L’abbiamo trovato nella Chiesa. La chiesa della SS. Annunziata era stata messa a disposizione per un evento culturale che non ha nulla a che fare con il tour politico del segretario Pd: la Borsa Mediterranea per il turismo Archeologico. Avevamo dato la nostra disponibilità per tre giorni ad ospitare l’evento perché entrava in un disegno di promozione e valorizzazione archeologica della chiesa, con la collaborazione di Mibact, del Parco nazionale, Unesco, come avviene da diversi anni. L’autorizzazione era solo per questo evento. Non sapevo nemmeno io che arrivava, e sono il parroco! È stato tutto organizzato dai politici locali. Queste sono le croci che dobbiamo portare. La nostra comunicazione la faremo ai fedeli, poi il resto lo lasciamo in pace perché non vogliamo entrare nei giochi della politica che ho lasciato sempre alla libera scelta della gente fuori dalla Chiesa».

Un colpo di mano, insomma. Che ha giovato a chi?

La risposta a questa domanda ci sfugge.

Resta il fatto che la figura, davanti al paese e al mondo intero è sempre dell’anagramma di dream

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