CONDIVIDI

Botero AMO – Palazzo Forti, Verona 21 ottobre 2017 – 25 febbraio 2018 Per Botero dipingere è una necessità interiore, propria della sua terra, ma i protagonisti dei suoi dipinti vivono quieti la loro quotidianità,  immersi nei colori caldi del Sud America . B. ha inventato un genere autonomo e singolare, che gioca con la dilatazione dei corpi umani e degli oggetti per offrire il massimo di sensualità. La mostra a Palazzo Forti è suddivisa in dieci sezioni che rispettano i diversi temi da lui affrontati in pittura. Da Gli Esordi (1), quando ispirato dalla grande arte precolombiana, dal barocco coloniale, dai murales messicani scrive “Il mio obiettivo era ridestare lo spirito delle mie origini, della mia storia, della storia della gente latino-americana”, e dipinge attraverso un segno vigoroso e una pennellata nervosa derivata esasperata e convulsa, come in Apoteosi. a Versioni da antichi maestri (2) Botero non imita,  ricrea, reinterpreta antichi maestri europei che ha scoperto nei suoi viaggi in Italia, Spagna, Francia: da Giotto, a Piero della Francesca, a Velázquez, a Goya,poi Dürer e Rubens, Manet e Cézanne. Rende loro omaggio, anche attraverso una benevola ironia, come in Après Goya (2006) che mantiene inalterata l’atmosfera intimista e nella monumentale presenza de L’infanta Margherita Teresa (2006), (omaggio a Velasquez) e nella sinuosa e sensuale La Fornarina ispirata a Raffaello(2009), Ritratto dei coniugi Arnolfini da Jan van Eyck. Suggestive Le nature morte (3): rivestono un ruolo di primaria importanza dalla fine degli anni Sessanta.  Le composizione di frutta e oggetti su un tavolo, si rivelano un vero e proprio mondo ricco e seducente, nelle forme e nei colori: “Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, ….” Ecco Natura morta con frutta e bottiglia (2000), Natura morta con strumenti musicali (2004). In Natura morta davanti al balcone (2000), sullo sfondo  si spalanca il paesaggio, creando un amalgama di desideri, dalla nostalgia alla  fuga .

Botero si è innamorato del Circo 4, attratto dai suoi personaggi, dai colori, dal movimento. “Un soggetto bellissimo e senza tempo” ha dichiarato in più di un’occasione, qui racconta la vita del circo durante lo spettacolo e nelle pause : Gente del circo con elefante (2007) il saltimbanco durante gli esercizi ginnici, il clown  emblema di sorriso e malinconia.
 In Vita latino-americana 5 “Si ritrova nella mia pittura un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra. .. una specie di nostalgia e io ne ho fatto l’aspetto centrale del mio lavoro. […] La comunione con il mio paese è totale”. Dai racconti della terra natale trae le scene di vita quotidiana: Famiglia con animali (1998) , Atelier di Sartoria (2000) , Le sorelle (1969-2005) in pingue e compunta posa fotografica. Sono gaudenti gli ospiti de La casa di Marta Pintuco (2001). immagini di lenta armonia in espansione verso ambienti e oggetti. Nella sezione 6 – Politica: Botero conferma la radicata dimensione popolare ed il profondo attaccamento alla propria cultura, nei ritratti di Presidente e i suoi ministri(2011), Ambasciatore inglese. Eleganti, in abiti sgargianti, anche la first lady, immersi in ambienti sfarzosi, inducono al sorriso, conquistano lo sguardo. Sezione 7 – Corrida “Ho osato dipingere la corrida poiché conoscevo assai bene questo tema. …Il tema mi usciva dal “sangre” e dalla mia stessa vita”: i protagonisti sono celebrati nella fastosa eleganza dei loro costumi , sontuosi di sete damascate, di ori e di fregi . Nell’arena il pubblico è assiepato sugli spalti,  in El Arrastre l’attenzione dell’artista è incentrata sulla spettacolarità della coreografia . Non poteva mancare la Religione 8: i vari personaggi sono immersi
 in un clima favolistico: composti gli interpreti de Il seminario (2004); Il Nunzio (2004) entra a far parte del paesaggio come un’apparizione, compiaciuto l’interprete della Passeggiata sulla collina (1977). Sante 9 : le Sante di B. sono figure in abiti eleganti, di “haute couture”, interpretate con una vena di ironia, donne mondane ingioiellate, con guanti lunghi e scollature generose, persino tacchi alti. Santa Barbara, Santa Gertrude, nell’inconfondibile e variopinta impronta della cultura latino-americana. Nudi10, resi con un perfetto equilibrio tra forme, spazi, colori, dai volumi ampi, rubensiani , con grazia muliebre. Si rimane pertanto colpiti dalla naturale sensualità di Donna seduta (1997) presentata in tutta la sua opulenza, dalla protagonista de Il bagno (2002), le cui matronali fattezze riempiono lo spazio angusto.

Il catalogo è edito da  Skira/Arthemisia.

Maria Teresa Martini

Foto di Gabriele Trevisan

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.