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Vecchiatti, invece, apparteneva a quella categoria di persone che avevano vissuto la modesta estrazione sociale (il padre era operaio dello zuccherificio) con orgoglio ma anche come un limite.

Era costantemente alla ricerca della approvazione del ceto nobile per nascita o per censo. Arrivato a guidare il Consorzio per lo Sviluppo, si era legato mani e piedi alla Associazione Industriali che era in tutto e per tutto l’immagine della industria polesana: modesta.

Il direttore Enrico Zennaro era sicuramente persona competente e con grande capacità di lavoro ma compresso dalla modestia del suo presidente e dai limiti di una formazione culturale di tipo ragionieristico. Poteva essere, come poi fu col Patto Territoriale, una buona spalla ma non un leader.

Se la guida è affidata a una spalla è evidente che l’esecutore viene automaticamente retrocesso e così fu anche per Vecchiatti.

Il Consorzio restava nelle mani di Luigi Bortolussi, persona degnissima, ma ormai personaggio fuoritempo. Trattiamo a parte la vicenda (vedi scheda Consorzio) la sostanza fu però che Vecchiatti portò la struttura sull’orlo dello scioglimento e incapace di uscirne politicamente, cercò di buttarla sulla denuncia del partito degli affari.

Con l’apertura della stagione di Tangentopoli Vittorio Sega (ex segretario ed ex senatore) si era pubblicamente accusato di finanziamento illecito (precisando che la sua confessione non aveva rilevanza penale del momento che i reati eventuali erano tutti prescritti) ed aveva invitato tutti ad autodaFè pubblici.

Ma a Rovigo non c’era nulla di cui pentirsi perché la politica era sana e come dimostreranno le conclusioni dei processi nessun fenomeno di corruzione poteva essere ascritto alle nuove giunte.

Il fatto però che il PCI-PDS fosse devenuto un punto di riferimento non solo degli operai ma anche di quegli imprenditori che volevano cambiare, aveva scatenato il sospetto (figlio dell’invidia). Vecchiatti denunciò sui giornali presunti complotti e accordi innominabili.

Le conseguenze furono le dimissioni da Vice-Presidente e la sua sostituzione con Pier Luigi Valentini fino ad allora assessore all’ambiente. In giunta entrò Lino Pietro Callegarin, oggi presidente dell’ARCI.

Sembrava tutto finito quando arrivò il primo avviso di garanzia a Magnan per una vicenda (l’Ospedale di Castelmassa) che non ebbe nessun sviluppo (nemmeno un avviso di garanzia) e si concluderà 15 anni dopo con l’assoluzione di tutti gli imputati.

La vicenda merita di essere raccontata in dettaglio perché dimostra come esista un meccanismo che perdura tuttora di intreccio tra lotta politica e indagini che ha portato alla deriva la Prima e la seconda Repubblica.

(Bloc Notes di Gianni Magnan
Storia dal 1991 al 1993 #4 – Fine)

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