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È dai dettagli che si scorge la verità.

E nei dettagli di una risposta data ad un sostenitore, il pacioso Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, fa scorgere alcuni tratti del suo carattere e del suo modo di pensare.

“Ma quando le rimpatriamo quelle bestie straniere?”, questa la domanda posta al Governatore che, forse per un non richiesto tributo all’alleato leghista, risponde come se niente fosse: “Appena andiamo al governo. Purtroppo la Regione non può far nulla in questo campo. Dipende dal ministero degli Interni a Roma”. Non una parola su “quelle bestie straniere”, tant’è che si pensa che la risposta sia opera di un troll. Non ci si può credere che sia frutto dell’eloquio dell’ex giornalista Mediaset ora prestato alla politica, anche in virtù della recente visita al Papa, la cui posizione sugli “stranieri” è ben nota.

Visita in Vaticano e presunzione di innocenza non hanno evitato di scatenare le opposizioni e il mondo del volontariato. La capogruppo del PD in regione, Raffaella Paita, chiede se il candidato sindaco a Genova , sostenuto dal Presidente regionale, il cattolico Marco Bucci, non provi vergogna delle parole usate. L’ARCI, per bocca di Walter Messa, chiede le dimissioni di Toti e la Comunità di San Benedetto al Porto afferma che dietro alla maschera di buon cattolico si cela un disgusto razzismo, già fatto emergere in altre occasioni.

Opposizioni e volontari che già avevano accusato alcuni giorni fa Toti e la sua giunta di aver adottato  provvedimenti anticostituzionali e venati di razzismo. Facevano riferimento al provvedimento relativo alla riforma per l’assegnazione dei locali di edilizia popolare, che prevede l’imposizione di almeno 10 anni di residenza in Italia per vedersi riconosciuta la domanda.

Questo è il lavoro delle opposizioni, a noi resta la presunzione d’innocenza e la possibilità (e la speranza) che le parole su facebook siano state inserite da un troll, o da un maldestro collaboratore.

Invece la presunta innocenza è caduta per ammissione di Toti stesso, che in diverse interviste ha affermato: “Mai usato la dizione ‘bestie straniere’. Nel rispondere mi sono riferito a persone responsabili di reati particolarmente gravi. Il senso era chiarire che, in ogni caso, le competenze in materia sono governative non regionali”.

In tempi politicamente corretti va riconosciuto il coraggio di una presa di posizione come la sua. Che si assume la responsabilità di quanto dichiarato e che non cerca scusanti.

Riconosciamo il coraggio ma non riusciamo a condividere  l’affermazione fatta sulle “bestie straniere” che, nel pensiero totiano, sarebbero coloro i quali si macchiano di reati particolarmente gravi e quanti non si adeguano alla cultura giudaico-cristiana.

Non vogliamo addentrarci in speculazioni crociane. Vogliamo semplicemente far presente al governatore ligure che, non tanto e non solo gli atei, ma pure gli agnostici ed oseremo dire anche tutti quelli che si riconoscono nella laicità dello stato, non si adeguano alla cultura giudaico-cristiana. Ed in virtù, o a causa, dipende dai punti di vista, di tali profondi convincimenti non è affatto giusto, né tantomeno elegante, definirli “bestie”. Siano esse straniere o locali.

Detto questo, ci auguriamo che in futuro nessun governo adotti provvedimenti legislativi a favore o contro “bestie straniere”. Di contro auspichiamo di vedere all’opera governi che trattino tutte le donne e tutti gli uomini allo stesso modo, siano italiani o provenienti da qualunque altra parte del mondo. E che considerino bestie tutte le creature viventi che non sono esseri umani.

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