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Dieci proposte per uscire definitivamente dalla crisi e rilanciare l’occupazione e l’economia

L’attuale crisi economica che si trascina in pratica dal 2001 con alti e bassi dipende dallo spostamento della produzione della ricchezza dal settore produttivo al settore finanziario. Chi oggi guarda gli indici di Borsa si renderà conto facilmente che il valore dei titoli non dipende minimamente dai risultati operativi di bilancio ma dalle scelte speculative fatte dai grandi fondi di investimento e sulla base delle valutazioni delle agenzie di rating. Per fare un esempio banale Monte Paschi oggi in Borsa vale meno di un miliardo di euro che è pressapoco il valore della sede centrale di Siena. E’ evidente che il valore di Borsa non corrisponde al valore dell’attività.

Per riportare le cose a posto basterebbero tre piccole cose:

  1. Abolire i derivati e stabilire che ogni emissione di titolo deve essere controgarantito da valori reali.
  2. Stabilire la responsabilità civile e penale delle agenzie di rating sui giudizi che emettono.
  3. Ripristinare la parità tra moneta e oro in modo che ogni emissione corrisponda ad una reale ricchezza economica quantificabile.

In questo modo gli Stati tornerebbero ad essere valutati per la loro effettiva solidità e non sulla base di scelte estemporanee.

Riportato ordine a livello della finanza internazionale ci si può occupare della economia produttiva. Oggi non ci occupiamo di politiche globali ma indichiamo per l’Italia alcune scelte che possono realmente cambiare l’economia e quindi:

  1. Ripristinare la capacità di fare opere pubbliche eliminando il Patto di Stabilità per Comuni, province e Regioni.
  2. Ridurre il numero dei dipendenti pubblici improduttivo trasferendo il personale in eccesso presso Regioni e Aziende Sanitarie ai Comuni.
  3. Pagare la parte di pensione superiore ai 5mila euro mensili in Titoli di Stato.
  4. Garantire quantità certe di credito alle aziende produttive.
  5. Detassare gli utili investiti in azienda.
  6. Attuare un progetto di riorganizzazione della formazione professionale basato su uno stretto rapporto tra domanda di lavoro e figure professionali formate.
  7. Attuare un programma strategico del rilancio del Made in Italy nel mondo proteggendo la qualità dei nostri prodotti.

Con queste semplici misure il debito pubblico italiano diminuirebbe e sarebbe trasferito interamente nelle mani degli italiani evitando le speculazioni internazionali.

Domani affronteremo il tema degli stipendi e del ruolo delle organizzazioni sindacali.

Gianni Magnan

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