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gatto
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La prima persona che ho conosciuto in cella è un ferrarese, simpatico ma un po’ lento a ingranare al mattino.

Funziona a Nutella. Dopo due vaschette da 15 grammi è vispo e arzillo e pienamente efficiente.

E’ diventato scrivano e con questo incarico deve anche provvedere ad assistere il cappellano. Un personaggio particolare, molto riservato e poco inclice alla confidenza.

La prima domenica si è presentato a digiuno di Nutella e cercando di essere contrito al punto giusto ha chiesto al parroco: “Come posso, padre, elevarmi verso nostro Signore?”.

Il prete gli ha sorriso, gli ha posto con amore una mano sulla spalla e gli ha detto con soavità: “E’ un lungo percorso. Parti dalla terra e quindi pulisci il pavimento”. E così dicendo gli ha dato secchio, straccio e spazzolone, non prima però di averli benedetti.

* * *

Ci ha da poco lasciato (nel senso che è stato trasferito) un simpatico napoletano che sostiene di essere stato anche in cella con Cutolo (non il professore televisivo), il noto comunista.

Fa il pendolare, lavora sui treni nel settore Carte di Credito anche s elui non le rilascia, le ritira.

Ama molto gli animali e ne è ricambiato anche se questo gli ha procurato spesso dei guai. Un giorno ad esempio è entrato in una fattoria e non c’è stato verso di convincere le sette galline che gli sono corse dietro di tornare a casa.

Vallo a spiegare ai carabinieri che hanno subito pensato ad un furto.

Ma quando uno nasce sfortunato non c’è verso di liberarsi dalla scalogna.

“Sono così jellato – mi dice – che se un gatto nero mi incontra cambia strada. pensa che ho un processo perché un giorno non trovavo i miei documenti e dovendo uscire ho preso quello di mio cugino e ci ho messo la mia fotografia. Peccato che anche lui aveva avuto la stessa idea e così a documenti invertiti ci hanno fermato tutti e due. Ma si può essere più sfigati?”

(Bloc Notes di Gianni Magnan, 4 – Segue)

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