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Prima ancora di criticarla, dovremo utilizzarla, oseremo dire sfruttarla, l’Europa. O meglio dovremo sfruttare sino in fondo i denari messi a disposizione dall’Unione Europea. Fino a raschiare  il fondo. Non ci siamo ancora riusciti

Il buongiorno si vede dal mattino. Hai voglia ad ispirarti ai detti popolari! Dei 73,6 miliardi di euro disponibili ne sono stati utilizzati solo 880 milioni, pari al 1,2 %.

Infatti sono 42,7 miliardi di euro i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per l’Italia per il programma comunitario 2014-2020. Italia che deve cofinanziare i propri progetti con ulteriori 20,9 miliardi.

È pur vero che i primi sono anni di programmazione, di presentazione dei progetti, di valutazione, ma è altrettanto vero che altri paesi dell’Unione hanno percentuali di utilizzo superiori. Come per esempio la Polonia, che ad oggi è riuscita a spendere il 4,2% delle somme a disposizione oppure la Francia, al 3,2% o  l’Olanda, arrivata al 3%. Per non parlare della sempre efficiente Germania, che si attesta al 5,6 % o la sorprendente Grecia con un ottimo 7,2 %.

Non è certo consolante appurare che Austria, Belgio, Croazia, Irlanda, Lussemburgo e Romania hanno fatto, per ora, peggio di noi. Anche in questi casi affidarsi ai proverbi non è certo la soluzione migliore. Mal comune mezzo gaudio è una sciocchezza bella e buona, soprattutto in casi come questi dove la concorrenza fra paesi è a livelli piuttosto elevati.

È necessaria una presa di posizione decisa, un impegno maggiore da parte dei Ministeri competenti e, soprattutto, dalle Regioni. Infatti  ciò che sconcerta maggiormente è il divario che si registra all’interno del nostro paese. Un esempio lampante sono i dati relativi al FERS, fondo europeo di sviluppo regionale, utilizzato per una percentuale che si aggira attorno al 10 % in Valle D’Aosta e 0 (zero) in Campania ed Abruzzo. 4,1% la percentuale di utilizzo per la Lombardia e 0(zero) in Lazio e Sicilia.

Se passiamo ad altri dati, come quelli relativi al FSE, fondo sociale europeo, il Piemonte ha una percentuale di oltre l’11%, 0(zero) in Puglia; quelli relativi al un altro fondo dedicato all’agricoltura, il FEASR vede ancora il Piemonte e la Lombardia, ma anche la Toscana, con buone performance, mentre ancora la Puglia è a zero. Così come l’Umbria.

In questi ultimi anni si parla spesso di emergenze e di priorità. I leader dei partiti politici, o movimenti che dir si voglia, si accapigliano su legge elettorale, democrazia diretta o in rete. Governatori di regioni e sindaci invocano misure a difesa di identità territoriali.

Ora non è per benaltrismo, ma non sarebbe il caso di pensare a ben altro, nella fattispecie a come spendere bene, e tutti, i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea?

Domanda retorica. Ma la risposta, che dovrebbe essere forte e chiara, non la abbiamo ancora sentita.

Paolo Forti

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