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risata
Risata

“e sempre allegri bisogna stare…” non tanto perché il nostro stare fa piangere il re, bensì perchè il stare allegri ci difende da quella che alcuni hanno denominato la malattia del secolo, l’Alzheimer.

Nome piuttosto strano che altro non è che il cognome del neurologo tedesco che nel 1907 notò alcuni segni particolari nel tessuto cerebrale di una donna morta a causa di una insolita malattia mentale. Alos Alzheimer constatò la presenza di agglomerati, poi definiti placche amiloidi, e di fasci di fibre aggrovigliate.

Bisogna stare allegri si diceva, in quanto è  stato scoperto che all’origine della malattia ci sarebbe la morte dei neuroni nell’area collegata ai disturbi d’umore,  e non nell’area del cervello associata alla memoria, come si riteneva.  All’origine della malattia ci sarebbe la morte dei neuroni nell’area collegata anche ai disturbi d’umore.

A rivelarlo è stato uno studio italiano pubblicato su Nature Communications, che dimostra che la depressione sarebbe una ‘spia’ dell’Alzheimer e non viceversa.

La ricerca è stata coordinata da Marcello D’Amelio, professore associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e getta ora una luce nuova su questa patologia che si riteneva fosse dovuta a una degenerazione delle cellule dell’ippocampo, area cerebrale da cui dipendono i meccanismi del ricordo.

La nuova ricerca punta invece l’attenzione sull’area tegmentale ventrale, dove viene prodotta la dopamina, neurotrasmettitore collegato anche ai disturbi d’umore. La morte di neuroni generanti dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell’ippocampo, causando lo scompenso che provoca la perdita dei ricordi. Tutto ciò è stato provato e confermato da esperimenti in laboratorio, grazie ai quali si sono osservati miglioramenti dovuti a somministrazione di dopoamina.

I ricercatori evidenziano che i cambiamenti dell’umore associati all’Alzheimer, non sarebbero conseguenza della sua comparsa, ma un ‘campanello d’allarme’ dell’inizio della patologia, che degenerando arriva al punto di non far  riconoscere nemmeno i familiari e determina necessita di aiuto anche per le attività più semplici.

I numeri di tale patologia sono rilevanti: 500-600 mila in Italia, 47 milioni in tutto il mondo. Purtroppo la cifra è destinata a salire anche perché nonostante i tanti investimenti in ricerca, ad oggi, non esistono  farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia.

Ma mai come in questo caso dobbiamo affidarci all’ottimismo ed evitare qualsiasi forma di depressione. Sorridere alla vita, non come stolti. Sorridere alla vita, fiduciosi che il buon umore ci può preservare da una malattia tanto temuta.

Ce lo dicono i nostri ricercatori, ce lo dice il buon senso. Ridere e stare sereni fa bene. Al bando tutti quei rimedi di santoni e ciarlatani, quelle soluzioni dai nomi impronunciabili e dagli incerti esiti, quei comportamenti tendenti a svilire anima e corpo. Gioite fate gioire. Una delle più belle terapie mai svelate all’umanità, perché non approffitarne?

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