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Ottimo successo della Filarmonica Campana di Giulio Marazia al Teatro Comunale S. Alfonso. La regale esecuzione del soprano Elisa Balbo incanta Pagani nei Vier letzte Lieder di Richard Strauss. Nella seconda parte la Sinfonia n. 6 “Patetica” di Tchaikovsky.

L’Orchestra Filarmonica Campana ha festeggiato lo scorso sabato 5 Novembre i suoi primi dieci anni di attività e negli ultimi tempi ha sempre avuto un ruolo predominante nella vita musicale dell’agro nocerino sarnese. E’ una compagine che sta raccogliendo prestigio e stima ed è associata in modo inequivocabile ad una delle rassegne musicali che sta diventando importante nel panorama nazionale ed internazionale: le stagioni concertistiche che avvengono ogni anno a Pagani, una serie di sette/otto concerti d’elevato prestigio. Poterla ascoltare dal vivo, rappresenta sempre più un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Il concerto inaugurale Dietro la Maschera della stagione concertistica 2016- 2017 State of Mind ha rappresentato l’occasione di assistere ad un concerto che aveva tutti i crismi dell’evento, sia sotto il profilo estetico che musicale. Un programma di tutto rispetto scelto dal maestro Giulio Marazia, direttore artistico e musicale dell’OFC.

Nella prima parte abbiamo ascoltato di Richard Strauss i Vier Letzte Lieder per soprano ed orchestra, pezzi che da queste parti del sud Italia è raro ascoltare nei programmi dei vari teatri e nelle sale da concerto. Non sappiamo se l’autore li concepì seguendo un’idea unitaria, nell’intenzione di crearne un ciclo, ma l’unità si percepisce, come patrimonio emozionale monolitico, specchio di una condizione umana al tramonto, che vuole calligrafare gli ultimi segni della propria esistenza in maniera indelebile. La natura, l’amore, la vita, la morte, tutto è trasfigurato in queste composizioni che trovano pochissime analogie nel repertorio italiano. L’interpretazione solistica del soprano ligure Elisa Balbo si è contraddistinta per un fraseggio aderente alle intenzioni della compagine orchestrale, fortemente coesa nella ricerca della tinta straussiana, mostrando un’ottima capacità di produrre emozioni con autenticità e genuinità. Un’esecuzione in crescita costante dopo l’inizio, con il secondo e terzo lieder evocati con tanto pudore, come un sussurro a fior di labbra e caratterizzati da un lirismo e un fraseggio intessuto di venature poetiche, da lacrime agli occhi. Alla fine del quarto una lunga ovazione e tanto entusiasmo per un artista di cui la carriera appare già nel segno del firmamento canoro. Giulio Marazia guida la compagine orchestrale in modo sorprendente: nel gesto ampio e chiaro, nella figura, nella potenza evocativa, nella sorprendente agogica, nella sensibilità ritmica. In generale è stata un’interpretazione trasparente con un’energia devastante nella delicatezza commovente e nella libertà ritmica del rigore strutturale.

Nella seconda parte la Sinfonia n. 6 op. 74 in si minore di Tchaikovsky. A prescindere dai “contenuti” del lavoro, restano la scienza e l’arte del compositore, il suo virtuosismo tecnico messo al servizio di intenzioni espressive profonde e inquietanti, in una musica che racconta il tormento di esistere come solo i grandi capolavori dell’arte e della letteratura del suo tempo sanno fare. Marazia ha guidato la sua orchestra con grande sicurezza e verve e la concertazione è qui contraddistinta da un tono vivido e appassionato, unito a una buona penetrazione analitica del fraseggio che rende il suono compatto, capace sia di trovare la brillantezza necessaria ai due movimenti centrali della Sinfonia sia di cogliere lo spessore espressivo affidato specialmente agli archi nelle parti lente che incorniciano la composizione. L’esecuzione è stata, a parere di chi scrive, entusiasmante e gli applausi a fine concerto lo hanno testimoniato. E mi permetto in questo frangente di ricordare a chi frequenta poco la musica dal vivo, che non c’è registrazione su disco, per quanto diretta e cantata alla perfezione, che può restituire l’emozione della rappresentazione dal vivo, con orchestra ed interpreti davanti a voi che suonano e cantano per voi, non per un microfono.

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