CONDIVIDI

Ha scelto un giorno particolare per salutare questo mondo.
Ha scelto il giorno in cui è stato assegnato il nobel per la letteratura a Bob Dylan.
Erano anni che Dylan era fra i favoriti, ma non era ancora giunto il suo momento.

Invece Dario Fo favorito non lo è mai stato. Ma il Nobel gli è stato consegnato nel 1997. A sorpresa. Lui non se lo aspettava, la comunità scientifica mondiale nemmeno. I più impreparati furono gli italiani. Non perché non conoscessero questo “giullare”, bensì non si aspettavano che gli venisse tributato un così alto riconoscimento. Si disse che il premio fosse frutto di un intrigo della lobby della sinistra mondiale. Si fecero ipotesi complottiste. Non si prese in considerazione la più semplice. Che Dario Fo è uno degli autori italiani più rappresentati nel mondo. E rappresentativi dell’Italia nel mondo.

Un’esistenza lunga e fortunata.

Che anche in questo caso nessuno si aspettava. Come ebbe a dire più volte lui stesso, chi potrebbe aver mai immaginato che un bambino nato in un piccolo paesino sul lago Maggiore il 24 marzo 1926, padre capostazione e madre casalinga, potesse avere tanta fortuna. E tanto talento artistico. Tanto da influenzare positivamente chi gli stava vicino. E tanto umile da farsi influenzare positivamente. Le sue collaborazioni sono memorabili. Quella più lunga e stabile e potente, con Franca Rame, consente ad un pubblico, negli anni sempre più numeroso ed attento, di vivere esperienze teatrali inedite ed entusiasmanti. Ma non possiamo dimenticare il sodalizio con quel gigante che era Enzo Jannacci, il rapporto con Giorgio Albertazzi, con Carlo Lizzani, Con Giustino Durano e tanti altri artisti.

Un’esistenza antagonista

Che gli costò la censura e l’ostracismo per ben 14 anni dalla Tv. Ma i suoi successi non potevano passare inosservati. Ritornò trionfalmente. E non poteva essere altrimenti. “Mistero buffo” faceva il tutto esaurito dal 1969, ovunque. E così tutti gli altri suoi spettacoli, modificati in diretta al giungere delle diverse notizie.

Un’esperienza mai al servizio del potere costituito. E sempre con una marcia in più.

In provincia di Rovigo lo ricordiamo negli anni 70 ad Adria. Era giunto in quanto invitato nell’ambito di una manifestazione dedicata ad una delle tante scuole-teatro in voga in quel periodo. La settimana prima della sua discesa polesana si mise in scena il suo “Morte accidentale di un anarchico” ed ebbe un discreto successo. Fo doveva fare la stessa rappresentazione ed aveva al seguito tutta la compagnia. Prese informazioni dagli organizzatori locali e saputo del successo si compiacque e decise, un’ora prima di andare in scena, di cambiare programma. Mise in libertà i suoi colleghi di palco e, da solo, si esibì in “Mistero Buffo”. Standing ovation a ripetizione e un ricordo indelebile nella storia del teatro locale.

Ecco, ci piace ricordarlo così.

Mai domo e mai banale. Con quel ghigno caratteristico, che poteva anche portare all’antipatia. Mai all’indifferenza perché:

..sempre allegri bisogna stare
Che il nostro piangere fa male al re,
fa male al ricco e al cardinale
che diventan tristi se noi piangiam..

Non piangeremo nemmeno questa volta.

Il mondo è già abbastanza triste. Non vogliamo aggiungere tristezza a tristezza.

Certo ci mancherà, come ci manca ogni donna ed ogni uomo che rende, o perlomeno cerca di rendere, più felici le altre donne e gli altri uomini.

Paolo Corsini

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.