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Nonostante un cielo inclemente, l’inaugurazione del Museo de La Boje Domenica I° Maggio ha avuto un grande successo: a Pezzoli di Ceregnano sono intervenute infatti più di trecento persone, alcune delle quali hanno dovuto restare sotto il patio in quanto la sala era strapiena. A fare gli onori di casa il sindaco Ivan Dall’Ara che ha salutato i convenuti dicendo che è stato un dovere per l’Amministrazione comunale dare alla gente un ricordo storico e tangibile del Movimento di rivolta che nacque proprio a Pezzoli alla fine del 1800: – Abbiamo cercato e ottenuto il finanziamento europeo del Gal Regionale – ha detto: – proprio grazie alla valenza storica di quel momento che segnò l’inizio della ribellione dei braccianti contro gli agrari, i padroni e il governo. Quel momento che segnò l’inizio del movimento sindacale in Italia ma segnò anche una svolta nello spirito e nella mente di tante persone fino ad allora perdute nella miseria e inconsapevoli di avere pari dignità-.

Ivan Dall'Ara
Ivan Dall’Ara

L’intervento dello storico prof. Vittorio Tomasin, a cui va il merito di aver scoperto e consegnato alla storia il fatto che la rivolta sia partita da Pezzoli e dai “pezzolanti o pezzolesi” ha segnato le tappe della rivolta che cominciò a “bollire” dopo la rotta dell’Adige del 1882 e del Canal Bianco nel 1883, culminando negli scioperi del giugno 1884 e negli arresti di molti dei Capi de la Boje, così chiamata in quanto il grido dei braccianti era: la Boje, la boje, de bòto la va de sora! (bolle, bolle, tra poco trabocca). L’Inno del I° Maggio cantato e suonato dal Coro “Berretto Frigio” ha segnato l‘inizio della rappresentazione scritta e diretta da Antonella Bertoli e messa in scena dai Volontari dell’Associazione “Amici Insieme”, con la vicesindaco Elena Dall’Oco nel ruolo di primadonna che ha raccontato in lingua veneta la disperazione dei braccianti pellagrosi di fine ottocento e la conseguente ribellione contro gli agrari e il governo. Il dott. Achilli, nel ruolo del narratore ha fatto da filo conduttore tra le canzoni e le parti recitate, mentre la voce dolcissima di Silvia Belluco ha strappato più di qualche lacrima cantando “Tera e Aqua” di Ivano Fossati.

Elena, Silvia, Danilo, Walter
Elena, Silvia, Danilo, Walter

Al grido de la boje, scandendo gli slogan trovati nelle verbali degli interrogatori dei Carabinieri conservati all’Archivio di Stato: – “El magnare dei poareti l’è in scassela dei siori” – “Par i siori la sarà finia” – “St’inverno  a zogaremo a le boce co le teste dei siori” – “Morte ai siori” – sono entrati Giorgio, Walter, Marco, Davide, Bruno, Danilo, Paolo e Maurizia vestiti da braccianti con falcetti e forconi, sventolando bandiere rosse e verdi e i drappi neri dell’anarchia. A chiudere la rappresentazione il Coro di Villadose, “Virgilio Stocco” diretto dalla maestra Milva Girotto con “Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar”, e i canti popolari che chi, nonostante la miseria si consolava nelle corti di quei tempi: “Mama mama Piero me toca” e “Viva l’amor”. Con i falcetti sono stati i braccianti a tagliare il nastro che ha ufficialmente inaugurato il Museo. Nella parte restaurata è stata allestita una mostra di sei pannelli curata da Antonella Bertoli, la cui ricerca si è basata sui testi del prof. Tomasin e sui documenti messi a disposizione dal dott. Contegiacomo direttore dell’Archivio di Stato, che racconta in sintesi la storia di quel Movimento che ha lasciato nei nostri cuori e nelle nostre menti la voglia di lottare per il lavoro e la libertà.

i braccianti "inaugurano" il Museo con i falcetti
i braccianti “inaugurano” il Museo con i falcetti

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