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don camillo e peppone
don camillo e peppone

Brescello: un comune in provincia di Reggio Emilia, immortalato per sempre nei racconti di Giovannino Guareschi, in cui si narrano le vicende di un prete e di un comunista d’altri tempi.

 

Uno dice Brescello e tutti pensano a Don Camillo e Peppone.

Uno dice Brescello e tutti ricordano i film in bianco e nero i cui protagonisti sono Fernandel e Gino Cervi.

Uno dice Brescello e a tutti viene in mente gli scontri fra un prete dalla logica disarmante e un comunista con i baffi e la corporatura di Stalin.

C’era chi rideva, vedendo quei film. C’era chi si arrabbiava e chi veniva colto da nostalgia di un tempo irrimediabilmente perduto, tempo che non tornerà più.

Oggi si dice Brescello e ci si ritrova alle porte di un comune sciolto dal Consiglio dei ministri per ‘infiltrazioni mafiose’.  È stata la Lega Nord a sollevare il caso. In Regione Emilia Romagna, dove il partito di Matteo Salvini da anni sta conducendo una battaglia per la legalità. Infatti fin dal 1999 l’europarlamentare Mario Borghezio ha denunciato le infiltrazioni ‘ndranghetiste nel Comune.
A seguito delle sue interrogazioni e dei suoi articoli sulla stampa è stato portato alla luce quello che oggi viene definito “il sommerso sistema Brescello”. L’europarlamentare e molti esponenti emiliano-romagnoli del suo partito hanno subito numerose intimidazioni, tra le quali incendi, danneggiamenti e minacce, da parte di personaggi, tra i quali spicca Alfonso Diletto, ritenuto uno dei cinque esponenti emiliani della ‘ndrina, attualmente al 41bis nell’ambito del processo Aemilia e sotto processo a Bologna per le minacce agli esponenti della Lega Nord a partire dagli anni 2009-2010.

Il comune era già nell’occhio del ciclone, infatti è stato commissariato dopo le dimissioni del Sindaco, Marcello Coffrini, per alcune sue frasi in difesa degli affiliati alla ‘ndrangheta.

Poi nella mattina del 20 aprile il Consiglio dei Ministri si riunisce e decreta ufficialmente lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del comune di Brescello. E’ la prima decisione di questo tipo per un’amministrazione locale della regione Emilia Romagna, e fa un certo effetto. Non è il primo comune emiliano ad essere interessato da fatti del genere. Infatti, nel 2015, il ministro dell’Interno Angelino Alfano rigettò una proposta simile che gli era stata avanzata per il Comune di Finale Emilia dal Prefetto di Modena.

Per Brescello la proposta di scioglimento è stata presentata il 24 gennaio scorso dal Prefetto di Reggio, Raffaele Ruberto, a seguito dell’attività della Commissione d’accesso che per mesi e mesi ha vagliato 15 anni di atti e delibere dell’amministrazione comunale.
Sono stati setacciati migliaia di documenti e sotto la lente della Commissione sono finite due operazioni urbanistiche: il trasferimento di volumi edificatori da cui trae origine l’attuale  quartiere  Cutrello e la variante che ha permesso la costruzione del supermercato Famila.

Dopo le già citate dimissioni del sindaco, che il 30 gennaio lasciò l’incarico, travolto dalle polemiche innescate da un’intervista in cui esprimeva giudizi benevoli sull’imprenditore condannato per mafia Francesco Grande Aracri, le sorti del Comune di Brescello vengono affidate al commissario prefettizio Michele Formiglio, che aveva il compito di traghettare Brescello sino alla prima data utile per le amministrative. Ma a differenza degli altri comuni italiani commissariati o giunti a fine mandato, il 5 giugno a Brescello non si voterà.

È previsto l’insediamento di una commissione formata da tre persone di nomina governativa, il cui mandato per ora non prevede scadenza.

Uno dice Brescello e a tutti viene in mente Don Camillo e Peppone.

Uno dice Brescello e tutti rimpiangono Don Camillo e Peppone, le loro liti, i loro dispetti. E il loro modo di intendere la contesa politica. Aspro, ma non disonesto. Deciso, ma non delinquenziale.

Uno dice Brescello e tutti sperano che quello che sta succedendo non sia lo specchio dell’Italia, anche se in molti, purtroppo, lo pensano.

Paolo Corsini

 

 

 

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