CONDIVIDI
fiaccolata
fiaccolata

aquila-terremoto

terremoto_aquila

La figlia di una mia amica è andata in gita scolastica all’Aquila e ha chiamato la mamma dicendole desolata che la sua scolaresca è ospitata in un bell’albergo in centro città, ma è circondato dalle macerie. Il centro Storico de L’Aquila, a distanza di sette anni è ancora distrutto. Ed è una ferita aperta nel cuore di chi visita la città, ma anche e soprattutto degli aquilani che si risvegliano la mattina e si guardano intorno ritrovandosi come quella triste mattina quando la terra tremò infinite volte, portandosi via la pace, il lavoro, la tranquillità e tante vite umane. Ma in piazza Duomo, mentre vengono letti i nomi e mentre la campana suona i 309 rintocchi c’è un freddo gelido. Così per la settima volta chiedono giustizia e verità i settemila partecipanti alla fiaccolata che ogni anno, dal 2009 ricordano commossi le vittime del terremoto che colpì L’Aquila. La chiedono anche i parenti delle vittime, a cui fanno eco i congiunti di vittime di altre stragi, come quella di Viareggio e quella della Thyssen. E la chiedono raccogliendo le firme affinchè l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso rinunci alla prescrizione nel processo ‘Grandi Rischi bis'”. “La verità va cercata nei processi – dicono – altrimenti dove?”. E accusano la politica di non fare nulla per dare loro le risposte che cercano. “Oltre alla legalità, c’è la responsabilità. È una legge non scritta che va rispettata”. Le polemiche sono impresse a chiare lettere su striscioni e pettorine portate dai manifestanti ma lasciano il giusto spazio al dolore che, come se il tempo si fosse fermato, si legge sui volti delle migliaia di persone che, fiaccole in mano, hanno percorso il tragitto dal Tribunale a Piazza Duomo. La commozione è grande- dice Alice- soprattutto quando si passa davanti ai luoghi simbolo della tragedia: la casa dello studente, via Campo di Fossa, via Belvedere. Qui sono morti tanti ragazzi. Sentiamo il pianto disperato di una mamma, e non possiamo non piangere. Chissà perchè ci hanno portati qui? si chiede Alice. Ma dopo si risponde che lo sa e lo capisce. La fiaccolata è lunga più degli anni passati -spiegano ad Alice- perché ieri notte a L’Aquila la temperatura era tiepida. Non come quella notte di sette anni fa. Eppure ci sono ancora dei cedimenti strutturali, ci sono ancora balconi che crollano nelle casette antisismiche sostenibili ed ecocompatibili del Progetto C.a.s.e. Un tassello in più nell’inchiesta in corso per il precedente crollo del 2014, per cui sono indagati imprenditori, progettisti e collaudatori, tecnici e dirigenti comunali che hanno partecipato a vario titolo alla realizzazione del Progetto C.a.s.e., vale a dire 4500 appartamenti della new-town assegnati in via temporanea a 15mila aquilani che avevano avuto la loro casa distrutta o inagibile da Bertolaso e dall’allora Capo del Governo, il Cavaliere. Furono battuti i record di pronta consegna, ma i problemi di infiltrazione e cedimenti si erano verificati da subito. Dal 2010 la proprietà di quelle casette è passata al Comune, ma ora che gli inquilini stanno tornando alle loro case, un po’ alla volta quella periferia si spopola e ci si chiede cosa farne. Intanto, per quelli che restano, bisognerebbe eliminare il pericolo di cedimento. Ma come si sa, in Italia ciò che conta e contava, anche nel 2009, era apparire in Tivù, belli e bravi anche se non in sicurezza…

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.