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L’incipit non può essere più scontato: uno, nessuno, centomila.

Uno. Lucio Dalla è un artista unico, sfuggente a qualsiasi catalogazione, capace di muoversi a proprio agio nell’avanguardia – qualunque cosa voglia dire questo termine – e nel nazionalpopolare – qualunque cosa voglia dire questo termine.

Nessuno. Proprio perché inimitabile, nessuno è in grado di gestire l’immenso patrimonio – qualunque cosa voglia dire questo termine – lasciato da questo illustre bolognese, invidiato da Pupi Avati, perché più abile di lui nel suonare il clarinetto.

Centomila. Sono i modi possibili per ricordarlo degnamente, qualunque cosa voglia dire questo termine.

A me piace ricordare la prima volta che mi ha emozionato.

No, non è stata l’esibizione al festival di Sanremo o una delle tante apparizioni televisive in cui indossava strane pellicce e giacche di dubbio gusto.

Mi sono emozionato quando ho realizzato che l’uomo che presentava il programma televisivo “Gli eroi di cartone” (programma di cartoni animati italiano scritto e diretto da Nicoletta Artom e andato in onda fra la primavera del 1970 ed il 1973 di martedì alle 18.15 nello spazio televisivo della Tv dei ragazzi) ero lo stesso che cantava la sigla, “Fumetto”, e che alcuni anni dopo cantava IL PARCO DELLA LUNA, una canzone in cui riuscivo ad immergere tutta la mia fantasia.

In quel pezzo si racconta di Sonny boy, nato a Ferrara, anzi – come recita il testo – l’han trovato su un muro. È innamorato perdutamente di Fortuna. Li hanno visti abbracciati, in quel parco, e li hanno visti partire, mano nella mano, ed ancora adesso saranno a metà strada fra Ferrara e la luna.

Anch’io sono lì, grazie a Lucio. Fra Ferrara e la luna. Probabilmente più vicino alla città estense che non al satellite terrestre, ma da quel giorno lo vedo sempre più nitidamente.

Nel parco, come Sonny boy, ho abbracciato Fortuna ma anche Ventura, Grazia e Chiara. Tentando di fuggire mano nella mano con una di esse, riuscendo a malapena a varcare i cancelli del parco e comprendendo che è necessario abbracciare veramente qualcuno, al di fuori di parco, per intraprendere il percorso che possa farmi giungere alla luna.

Avevo ascoltato queste parole nel 1980, all’indomani dell’uscita dell’album DALLA. Bellissimo.Quello che contiene BALLA BALLA BALLERINO, MAMBO, MERI LUIS, FUTURA. Una pietra miliare della discografia italiana tutta. Che veniva pubblicato un anno dopo di quel DALLA che conteneva canzoni quali ANNA E MARCO, STELLA DI MARE e L’ANNO CHE VERRA’, altrettanto stellari, altrettanto belle coeve di quella MA COME FANNO I MARINAI incisa con Francesco DeGregori per l’epocale BANANA REPUBBLIC.

Tutto questo bendidio musicale in poco meno di due anni. Quanto ci manchi, Lucio!

Paolo Corsini

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