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In un freddo febbraio del 1936 usciva Tempi Moderni, un capolavoro firmato Charlie Chaplin.

Al suo fianco c’è Paulette Goddard, da poco divenuta signora Chaplin, in passato sua “monella”. In questo film Charlie Chaplin fonda la sua comicità con la satira sociale attaccando pesantemente, senza mai scadere nella volgarità, il mito della grande fabbrica, del fordismo, del allora, come oggi, dominante american way of life.

Non si arrende, Chaplin, a tale mito. Lo ridicolizza, lo provoca, cerca di allontanarlo dalla propria vita. Si arrenderà, invece, al sonoro. Ma non al dialogo. Si limiterà a cantare.

Un ponte, questo Tempi moderni. Fra Le Luci della Città, opera che segna il passaggio dal racconto al romanzo, e Il grande dittatore, dove si confronta con i grandi temi della storia (e dove non rinuncerà più al dialogo, tutt’altro!) ed ingaggia uno scontro con il Terzo Reich usando le armi della parodia e della satira.

I tempi moderni per Chapin sono alienanti, eccessivamente meccanici, privi di fantasia, grigi e monotoni. Ma non c è alcuna visione romantica dei tempi passati. C è una critica feroce nell’assenza di umanità nei confronti di chi intende la vita e il lavoro (altrui) come un qualcosa da sfruttare sino all’inverosimile.

Una critica che a distanza di 80 anni è ancora attuale, ancora condivisibile, ancora illuminante.

Una critica che, seppure in condizioni lavorative e sociali (perlomeno in vasta parte del mondo occidentale) completamente diverse, non trova più cittadinanza.

Il problema vero è che non ci rendiamo nemmeno conto di quanto disperato bisogno ne abbiamo. Di una critica a questa società – che le migliori menti del nostro tempo non hanno trovato di meglio che definire – liquida.

Idee, che siano diverse e contrastanti da quelle in voga.

I nostri tempi moderni sono spaventosi ed alienanti, come quelli della prima metà del secolo scorso. Non abbiamo conoscenza. E come aggravante non abbiamo neppure uno Charlot che riesca a sbeffeggiarli.

Come diceva qualcuno “sfortunato il popolo che ha bisogno di eroi”. Ecco, qui non si tratta nè di sfortuna, né di eroi. Si tratta di pensiero e di uomini con idee.

Cose che oggi, purtroppo, non abbiamo.

Non ci resta che celebrare degnamente gli 80 anni di Tempi moderni .

Una visione più che consigliata.

Paolo Corsini

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