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Negli ultimi 20 giorni le borse mondiali hanno avuto un andamento paragonabile alle montagne russe.

Tutti gli analisti hanno alzato le braccia e hanno dichiarato candidamente di non sapersi spiegare con esattezza cosa sta accadendo. Hanno tirato in ballo il prezzo del petrolio (crollato) che avrebbe determinato la fuga dei fondi sovrani arabi. L’unico dato su cui siamo d’accordo è che la situazione resterà instabile per lungo tempo dai tre ai cinque anni.

Il problema vero è che si continua a ragionare con la terminologia e la strumentazione classica. Alla sua origine la borsa era il sistema di finanziamento del sistema produttivo e il valore delle azioni era determinato dai dati dei bilanci e dalla capacità dell’impresa di crescere e rinnovarsi.

Con l’introduzione del NASDAQ che è la borsa dei titoli tecnologici si è cominciato a deviare in quanto i dati di bilancio diventavano un fattore secondario rispetto alla immagine dell’azienda.

In Italia abbiamo avuto il chiaro esempio di Tiscali, arrivata a patrimonializzare più di 20 volte la Fiat solo sulla base delle aspettative di rendimento del titolo che non hanno mai trovato riscontro nel valore dei ricavi aziendali.

Quando sono stati quotati i Social Network si è definitivamente spezzato il legame tra valore reale, materiale dell’azienda e quotazione del titolo.

Cos’è il bene di proprietà di Facebook? Nessuno dal momento che i ricavi dell’azienda dipendono unicamente dalla fruizione di un servizio che può essere deviato da un cambio di umore degli utenti. Facebook come gli altri Social non hanno clienti ma persone che coltivano sentimenti e pertanto estremamente volubili.

Ma il vero cambio epocale è stato determinato dal fatto che oggi in realtà i mercati non sono le centinaia di milioni di persone che hanno titoli azionari, ma le 10-12 persone che guidano i principali fondi di investimento e le principali banche d’affari. Queste persone in realtà non rispondono a nessuno perché l’azionariato delle loro società è così ampio da non essere in grado realmente di controllare gli amministratori e pertanto rispondono solamente alle proprie volontà. Se a questo si aggiunge che le previsioni di mercato sono fatte da società di rating che sono private e non assumono alcuna responsabilità sui giudizi che emettono, avremo il quadro catastrofico attuale.

Miliardi di dollari investiti in borsa senza un reale controllo e senza un governo economico delle azioni.

Le istituzioni politiche mondiali oggi non hanno voce in capitolo e non c’è una sola legge che regoli a livello internazionale il mercato dei titoli e delle azioni.

Si dice che il Presidente degli Stati Uniti d’America sia l’uomo più importante del mondo. Ammesso che questo sia vero, quale titolo si dovrebbe attribuire ad esempio al CEO delle principali banche e fondi?

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