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“Coldiretti lo sostiene da tempo che è indispensabile rendere trasparente la provenienza ed origine dei prodotti alimentari, al fine di consentire al consumatore di scegliere consapevolmente cosa mettere nel carrello della spesa. I frequenti casi di frodi, con il settore dell’abbigliamento tra i più colpiti, ma che non risparmiano certo l’alimentare, lo testimoniano senza mezze misure”. Così il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, interviene sul delicato tema del falso made in Italy, che genera un fatturato di 6,5 miliardi e colpisce soprattutto l’abbigliamento e gli accessori per 2,2 miliardi, il comparto cd, dvd e software per 1,8 miliardi ed i prodotti alimentari per poco più di un miliardo di euro. Nel Vicentino, secondo un’elaborazione sulla base dei dati Censis e Ministero dello Sviluppo economico, si tratta di almeno 100 milioni di euro sottratti al mercato, di cui 15 relativi all’alimentare, che rappresenta un’eccellenza del territorio e sfama migliaia di persone. “Al danno economico ed occupazionale – sottolinea il presidente Cerantola – si aggiunge quello di immagine con la presenza sul mercato di imitazioni che non hanno le stesse caratteristiche qualitative degli originali ed in alcuni casi, come per i prodotti alimentari e farmaceutici, comportano rischi per la salute”. Gli inganni sono aumentati con la diffusione del commercio online, attraverso il quale hanno fatto acquisti ben il 48,7% dei consumatori con più di 15 anni, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al 2015. In particolare, il 41,9% ha acquistato biglietti di trasporto o viaggi, il 37,9% abbigliamento, il 33,2% informatica e tecnologia il 28,8% articoli per la casa, il 28,8% libri e riviste, il 26,8% film, musica e biglietti per spettacoli, il 13,6% servizi di telecomunicazione o assicurativi e il 7,3% prodotti alimentari. Dalla Daniele mortadella prodotta negli Usa, dove si vende addirittura il kit per preparare il Parmigiano, ma anche il Chianti bianco svedese o il vino in polvere per ottenere in poche settimane il Barolo confezionato in Canada. Sono alcuni degli orrori che si possono trovare in rete, secondo quanto emerso dal Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare dal quale si evidenzia che la Rete viene usata spesso come porto franco e diviene uno dei canali ideali per la diffusione dell’Italian sounding. Ecco, allora, in vendita su Internet il kit per il vino liofilizzato “Fai da te” con false etichette dei migliori vini made in Italy, il kit per il falso Parmigiano Reggiano, il falso Pecorino Romano ed altri celebri formaggi nostrani, nonché la mozzarella, la ricotta e l’Asiago. Tra gli alimenti per i quali si riscontrano frodi più frequenti ci sono i prodotti tipici della tradizione locale e regionale (32%), i prodotti Dop ed Igp (16%) ed i semilavorati (insaccati, sughi, conserve, ecc…,12%). Tra le categorie contraffatte il primato negativo spetta ai formaggi Dop; seguono le creme spalmabili ed i salumi. I Nuclei Antifrodi dei Carabinieri hanno individuato 70 diverse tipologie di prodotti alimentari contraffatti in vendita sulla Rete.

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